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Notizie di varia natura dalle Valli del Natisone

IL FRUTTO DEL MESE : L’ANANAS

Un po di tempo fa abbiamo visto come pelare e tagliare un ananas…..vediamo ora insieme di sapere qualche cosa in più su questo frutto

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Le proprietà dell’ananas sono tante…..tutti conosciamo  i suoi benefici contro la cellulite, ritenzione idrica e i suoi effetti digestivi. L’ananas è un frutto dal sapore dolce , poco calorico(100 gr di ananas apportano circa 42 calorie), risulta quindi adatto alle diete ipocaloriche.

L’ananas è  ricco di acqua ;contiene anche una discreta quantità  di carboidrati sotto forma di zuccheri e in particolare di glucosio, fruttosio e saccarosio, povera di fibre.

Contiene inoltre altri micronutrienti fondamentali: è una discreta fonte di vitamina C (il consumo di 100 gr di ananas apporta circa il 20% della quantità di vitamina c raccomandata giornalmente), di potassio e di magnesio. La sostanza importante però,  che l’ananas contiene e che è molto aprezzata in campo medico,  è la bromelina , un insieme di enzimi dalle potenti proprietà digestive.

Ecco di seguito elencate le proprietà che sono contenute nell’ananas

Magnesio: l’ananas è ricca di questo minerale dalle molteplici proprietà e fondamentale per il benessere del sistema nervoso, per la costruzione dello scheletro e per il metabolismo dei grassi

Vitamina C: con la sua funzione antiossidante, è fondamentale per il nostro sistema immunitario, inoltre è coinvolta nella sintesi del collagene ed è importante per l’assimilazione del ferro da parte dei globuli rossi

Potassio: minerale implicato in diversi processi fisiologici come la contrazione muscolare, il mantenimento di un corretto equilibrio idro-salino e la regolazione della pressione arteriosa.

Ananas: benefici per la salute.

I componenti presenti, in particolare la bromelina, conferiscono all’ananas numerose proprietà terapeutiche. Questa sostanza trova applicazione in campo alimentare, in campo medico e in ambito cosmetico. In campo alimentare conosciamo le innumerevoli usi che si possono fare con questo frutto: dai dolci , ai gelati, agli abbinamenti con la carne e persino la pizza!!

In ambito cosmetico l’ananas viene utilizzata da diversi anni per ammorbidire la pelle e per la produzione di alcuni detergenti.

In ambito medico e farmaceutico, numerosissime sono le proprietà dell’ananas, la maggior parte delle quali sono attribuite proprio alla presenza di bromelina.

Vediamo ora insieme dove il frutto dell’ananas può esserci utile

1) Patologie tumorali .Nonostante il meccanismo d’azione della bromelina sulla patologia tumorale non sia ancora del tutto chiara, da alcuni studi sembra che questa sostanza agisca a livello sistemico e possa modificare alcuni meccanismi alla base delle patologia. Fu utilizzata per la prima volta con risultati positivi nel trattamento delle patologie tumorali nel 1972, sia da sola, sia in combinazione con trattamenti chemioterapici.

✓2)Sostiene il sistema immunitario Le proteasi presenti nella bromelina sono in grado di modulare il sistema immunitario in diversi modi e questa capacità permette alla bromelina di indurre anche un effetto anti-infiammatorio, come valutato in differenti studi clinici.

3) Ananas contro cellulite e ritenzione idrica .L’ananas offre benefici in caso di cellulite e ritenzione idrica. In ambito erboristico, si possono trovare diversi prodotti a base di gambo d’ananas che, oltre a contenere bromelina, differentemente dal frutto, risulta ricco di fibre. Questi prodotti sono utili per favorire sia la digestione, sia il drenaggio dei liquidi in caso di cellulite. In particolare, anche in questo caso, i benefici dell’ananas sono conferiti dalla presenza di bromelina che possiede proprietà anti-infiammatorie e risulta in grado di prevenire la formazione di edemi e diminuire quelli già esistenti.

4) Proprietà antinfiammatorie .L’ananas gode di buone proprietà antinfiammatorie. In particolare esercita il suo effetto anti-infiammatorio inibendo la produzione di bradichinina, una sostanza normalmente prodotta a seguito di processi infiammatori, molto spesso causati da traumi fisici.  Grazie alla sua capacità anti-infiammatoria, l’ananas può anche essere suggerita in caso di artrite reumatoide, sindrome dell’intestino irritabile e prostatite

5)Trattamento dell’asma. Le proprietà anti-infiammatorie dell’ananas, la rendono efficace anche nel trattamento dell’asma, una patologia infiammatoria cronica.

6)Trattamento delle ferite e delle ustioni La bromelina viene spesso utilizzata a livello topico per migliorare le guarigione delle ferite da arma da fuoco o dovute a bruciature e ustioni.

7)Proprietà digestive dell’ananas L’ananas è ricca di enzimi digestivi e in particolare di proteasi, utili per la digestione delle proteine. Questi enzimi, a differenza delle proteasi pancreatiche, agiscono a un range di pH molto ampio e sono quindi attive sia nello stomaco, sia nell’intestino. Possono essere, quindi, utilizzati in caso di deficienze enzimatiche per facilitare la digestione.

ANANAS COME SCEGLIERLA ALL’ACQUISTO

Le cose principali da considerare  quando andiamo a comperare un anans sono: l’odore e il colore della buccia. Per quanto riguarda l’odore, deve essere dolce e intenso; per quanto riguarda il colore vi consigliamo di scegliere un frutto dalla buccia giallo-arancione. Frutti con una buccia verde risulteranno essere troppo acerbi e quelli con una buccia marrone troppo maturi

ANANAS CONTROINDICAZIONI

Vediamo ora le controindicazioni dell’ananas. Coloro che soffrono di ulcera peptica dovrebbero limitare o evitare il consumo di questo frutto. Inoltre, anche coloro che utilizzano farmaci devono avere un’attenzione in più poiché l’ananas interagisce con diversi farmaci come alcuni chemioterapici. Anche  le donne in gravidanza o in allattamento devono prestare attenzione al consumo di ananas: consultare sempre il proprio medico di fiducia prima di utilizzare prodotti a base di bromelina.

 

RAZZE AVICOLE : LA GIAVANESE

Nana autentica, cresta a pisello e giogaia, piccoli bargigli, tarsi verde scuro,
cinque dita e uovo dal guscio verde/turchese

Della Giavanese non si conosce molto perchè è una razza che veramente pochissimi conoscono ed hanno……la diffusione maggiore si ha in Francia.Anche reperire delle immagini per documentare la razza non è cosa semplice……

Giavanese

Partiamo da quando l’entroterra sudamericano, molto prima delle regioni andine, fu
colonizzato da navigatori della Melanesia i quali portarono con se dall’Indonesia polli
domestici. Successivamente le popolazioni andine svilupparono da questi polli diversi
ceppi con caratteristiche eterogenee, che in alcuni luoghi raggiunsero anche uno stato di
quasi sacralità.
Intorno al 1859/1861, con la deportazione di schiavi peruviani e cileni, alcuni di questi polli
tornarono in Oceania e si diffusero in quasi tutte le isole abitate: Isola di Pasqua (in lingua
nativa Rapa Nui, letteralmente “grande isola/roccia”), Marquesas e Pitcairn, queste ultime
famose per aver dato rifugio agli ammutinati del Bounty e alle loro mogli tahitiane.
Diversi furono i ceppi che si formarono partendo dalle Rapanui/Olmec; quelli che più ci
interessano sono i seguenti:
Quechua: razza nana, può avere la coda o essere anura. Caratteristico il suo lungo quinto
dito posteriore ed i tarsi gialli. Se incrociata con la Quetro può anche avere un ciuffo, o
barba e/o favoriti. Molti soggetti possono deporre uova dal guscio verde grigiastro, ma
alcuni anche dal guscio picchiettato di bruno e altri giallastro. Questi polli sono stati
rinvenuti in diverse isole come Pitcairn, Marquesas e Isola di Pasqua, come pure in Bolivia
e Argentina.
Quechua Olmec: è simile alla Quechua, ma la pigmentazione della pelle e delle ossa è
blu/nera, i tarsi blu o neri; è generalmente anura e senza ciuffo. Depone prevalentemente
uova con guscio verde/blu. Questa razza è presente in Costa Rica, Ecuador e Messico.
Quetro: vengono anche chiamati “polli nani degli altopiani peruviani”, sono buoni volatori e hanno una coda piena. Hanno una piccola cresta a pisello e dei piccoli bargigli. Il coloredel petto della gallina va dal mogano fino al salmone. Il loro piumaggio è bruno con unapepatura più o meno marcata che può arrivare a formare fino un disegno parzialmente amaglie. Notevole il disegno del rachide, molto marcato, che fra l’altro è stabilizzato anche
nell’odierna Giavanese. Il colore del guscio dell’uovo è molto variabile e copre l’intera
tavolozza di colorazioni conosciute. Alcuni depongono uova intensamente turchesi, altri
tendenti al verde, fino ad arrivare al bruno intenso. Quetro sono state trovate solo negli
altopiani peruviani e possono ancora essere viste nelle Reed Islands del Lago Titicaca. La
Quetro si pensa sia stata ritenuta animale sacro dagli Olmec e dalle susseguenti culture
andine.
Colloncas: sono polli nani parzialmente privi di coda. Alcuni hanno un piccolo ciuffo,
comunque tutti, senza eccezione, hanno tarsi verde erba. Le uova hanno gusci di diversi
colori. La loro diffusione va dalle isole Salomone fino alle Figi, dalle Pitcairn fino al Perù e
Cile.
Attraverso l’incrocio con le Quetros si sono create le “Collonca de Ares”.
Genetisti giapponesi hanno recentemente provato la parentela di questi polli con le razze
indonesiane Ayam Pelung, Ayam Cemani e con la Sumatra, come pure con la giapponese
Tomaru e Koeyoshi.

Conclusione: da questi polli si èsviluppato in Gran Bretagna la“Araucana Inglese” ed in Germania,dove è rimasta assopita per moltianni, proprio la “Giavanese”.Ma andiamo perordine ericominciamo dal non troppo lontano1996.
Infatti è grazie ad un Abate alsaziano se oggi ha una certa popolarità.E’ il 10 marzo quando il sig. Jean Claude Martin – allora presidente della Federazione avicola francese –riceve dall’abate Charles Keller, membro della Società d’Avicoltura di Soulzmatt (Alsazia), una lettera con allegata una bozza di standard, con la quale richiede il riconoscimento della “Javanese Bankiva”

Prima del suo riconoscimento anche l’amico Ruediger Wandelt, eccellente fotografo
tedesco, nel suo interessantissimo libro “Handbuch der Zwerghuhnrassen”, edito nel 1998,
l’ha inserita fra le “Razze Nane Combattentoidi”.
La presentazione ufficiale della Javanese ebbe luogo all’esposizione di Strasburgo nel
novembre 1996, dove Jean Claude Martin, presidente della federazione francese e anche
del Bantam Club, esaminò i soggetti e li dichiarò corretti in rapporto allo standard che il
sig. Jean-Claude Périquet aveva appositamente redatto.
Finalmente, nel 1998, la Commissione Standard Francese ha omologato la razza con la
denominazione “Javanaise”.
Ma solo alla mostra europea di Lipsia del 2006 questa razza è stata ufficialmente
riconosciuta dalla “Commissione Standard Europea”.

Caratteristiche morfologiche

Pollo nano a cinque dita, dal corpo allungato e cilindrico. Aspetto fiero a portamento rilevato. Coda ricca di falciformi lunghe e portate orizzontali.
Razza pentadattila.
Peso medio:
– Galli      kg 1,2
– Galline  kg 0,9

Standard di razza – FIAV

 GENERALITA’

Origine
Sud-Est asiatico. Selezionata come razza in Francia.

Uovo
Peso minimo g. 35
Colore del guscio: verde bluastro.

Anello
Gallo : 15
Gallina : 13

 TIPOLOGIA ED INDIRIZZI PER LA SELEZIONE 
Pollo nano a cinque dita, dal corpo allungato e cilindrico. Aspetto fiero a portamento rilevato. Coda ricca di falciformi lunghe e portate orizzontali.

 STANDARD 
Aspetto generale e caratteristiche della razza
1- FORMA
Tronco: allungato, di forma cilindrica; leggermente inclinato verso il dietro.
Testa: piccola e abbastanza rotonda
Becco: corto, forte e ricurvo; brunastro.
Occhi: grandi; iride rosso-arancio.
Cresta: piccola, a pisello con tre linee, ben impiantata.
Bargigli: relativamente piccoli. Nella gallina appena sviluppati.
Faccia: senza piume; rossa.
Orecchioni: ben sviluppati; bianco giallastro.
Collo: di lunghezza media con abbondante mantellina.
Spalle: larghe e un po’ evidenti.
Dorso: di larghezza media, rettilineo. Groppa piena e con lunghe lanceolate.
Ali: di lunghezza media, portate parallele alla linea del ventre
Coda: timoniere abbastanza lunghe; ricca di falciformi; le grandi falciformi sono ben ricurve a partire dalla metà della loro lunghezza; portata orizzontale.
Petto: largo, pieno e ben arrotondato.
Zampe: gambe forti e di media lunghezza. Tarsi forti, di media lunghezza; con scaglie fini; verdi scuro con pianta giallastra. Cinque dita, il quinto dito nettamente separato, più lungo delle dita anteriori e diretto verso l’alto.
Ventre: poco sviluppato.

2 – PESI
GALLO : Kg. 1,2
GALLINA : Kg.0,9

Difetti gravi: corpo troppo corto o grossolano; spalle troppo strette; portamento troppo basso o troppo alto; tenuta del corpo fortemente inclinata, specialmente nella gallina; coda molto verticale o strisciante; cresta e bargigli troppo grossolani o troppo grandi; orecchioni troppo piccoli o mischiati di rosso; assenza della separazione delle dita.

PIUMAGGIO
Conformazione: riccamente sviluppato; ben serrato al corpo; lungo, morbido e brillante.

 COLORAZIONI

COLLO ORO SCURA 
Gallo
Testa oro scura. Mantellina e groppa oro scuro con fiamme nere che si schiariscono un po’ verso il basso. Dorso, spalle e piccole copritrici delle ali uniformemente rosso-oro scuro. Fasce dell’ala nere con riflessi verdi. Remiganti primarie nere con bordo esterno bruno. Remiganti secondarie a barbe interne nere e barbe esterne brune che formano il triangolo dell’ala. Petto nero con qualche rara traccia bruna. Ventre e gambe nere. Coda nera con riflessi verdi.
Gallina
Testa color oro. Mantellina oro con fiamme nerastre. Piumaggio del mantello bruno con fine pepatura nerastra parzialmente a bande e disposte un po’ irregolarmente; rachide bruno. Petto salmone scuro, si schiarisce verso il ventre; qualche traccia nera tollerata. Ventre grigio cenere. Remiganti primarie nere con stretto bordo esterne bruno. Remiganti secondarie a barbe interne nere e barbe esterne che ricordano il piumaggio del mantello. Timoniere nere; copritrici della coda con pepatura bruna sul bordo.
Difetti Gravi:
Gallo: mantellina e groppa troppo scure o troppo chiare; fiamme della mantellina che sfondano; molto bruno nel petto; colore del dorso e delle piccole copritrici delle ali non uniforme o troppo chiaro; assenza dei riflessi verdi; tracce farinose.
Gallina: fiamme della mantellina che sfondano; colore del petto troppo chiaro o con molto nero; colore di fondo troppo chiaro o grigio; molta ruggine sulle copritrici delle ali; larga orlatura o formazione di orlatura chiara; tracce farinose.

L ‘ORTAGGIO DEL MESE: IL CARDO

Il cardo è una di quelle verdure tipicamente invernali che , a differenza di molte altre, se prende il gelo diviene ancora più buono.

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Il cardo mariano prende il suo nome da una leggenda che narra di come Giuseppe e Maria ,in fuga dall’esercito di Erode , si nascosero tra piante di cardo che vennero quindi macchiate dal latte della Madonna. Da qui il nome della pianta.

Non è un ortaggio molto conosciuto e consumato, forse anche perché non tutti hanno cognizione di come pulirlo e prepararlo.

Ha un basso apporto calorico ed il suo sapore tipicamente amarotico , ricorda quello del carciofo. Come il carciofo anche il cardo una volta pulito tende ad annerire e va messo c quindi a bagno in acqua e limone.

Ortaggio ricco di acqua (per circa  il 94%) , ma anche di minerali (alta la percentuale di potassio )  contiene anche sodio ,ferro,rame ,zinco , magnesio , manganese , calcio e fosforo. Tra le vitamine presenti troviamo la vitamina  C le vitamine B1, B2 ,B5 e B6.

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PROPRIETÀ E BENEFICI

1) PROTEGGE IL FEGATO

Il cardo è conosciuto per le sue proprietà protettive a livello epatico, grazie ad una miscela di flavonolignani presente nei suoi acheni e chiamata silimarina.

Questa miscela ha ottime proprietà depurative e protettive a livello epatico , e viene quindi impiegata in caso di intossicazioni del fegato causate da alcool , epatite e droghe.

2) ANTIINFIAMMATORIE

Il cardo apporta benefici ai reni , combatte le infiammazioni intestinali , e viene utilizzato anche nel trattamento della psoriasi

3)ANTIOSSIDANTI

Il cardo ha proprietà antiossidanti e la sua assunzione permette di controllare l’attività dei radicali liberi limitando così i danni al nostro organismo. Se assunto sotto forma di tisana il cardo  contrasta l’insorgere del mal di testa da sindrome premestruale

4)PROPRIETÀ GALATTOGENE

Grazie alle sue proprietà galattogene il cardo viene prescritto alle neomamme per favorire la produzione del latte .

5)PROPRIETÀ ANTISTRESS

Per le sue proprietà toniche e decongestionanti , è un ottimo aiuto anche il caso di stress , fatica e depressione

6) CALCOLI ALLA CISTIFELLEA

Assunto sotto forma di tintura madre è un valido aiuto nei casi di calcoli alla cistifellea.

7)UTILIZZATO IN CHEMIOTERAPIA

L’estratto di cardo viene somministrato ai pazienti che si sottopongono a chemioterapia  per limitare i danni a livello del fegato

8) ANTITUMORALE

Alcuni studi preliminari realizzati in laboratorio , dimostrano che la silimarina ha delle proprietà antiossidanti; inoltre è in grado di inibire la crescita di alcuni tipi di tumore , nello specifico quello alla prostata e quello del seno. Tuttavia tali studi devono essere ancora approfonditi

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ALCUNE CURIOSITÀ SUL CARDO

Per la presenza di tannini , sostanze con proprietà astringenti , il cardo apporta notevoli benefici in caso di emorroidi in quanto favorisce la riparazione dei tessuti danneggiati.

Grazie alle sue proprietà ed al suo gusto amaro , esso viene impiegato nella preparazione di diversi liquori.

La tintura madre di cardo è un ottimo rimedio per stimolare l’appetito.

Il decotto di cardo è utile per calmare gli stati febbrili

COME PULIRE I CARDI

Meno scontato di quello che sembra. Innanzitutto, ricordate che i cardi tendono ad annerire le mani, un po’ come fanno i carciofi. Per questo, tenete pronta una ciotola d’acqua con un limone spremuto. I  cardi tendono ad ossidarsi ed il limone rallenta questo processo. Usate dei guanti da cucina, inoltre.

Togliete le foglie e separate le coste del cespo. Tagliate le coste in pezzi lunghi non più di una decina di centimetri. Tagliateli a metà nel senso dell’altezza se risultassero essere troppo larghi.

Togliete i filamenti piu duri utilizzando uno sbucciapatate.Intanto che lavorate tutti i pezzi, lasciateli a mollo nella bacinella per rallentare il processo di ossidazione.

Metteteli a bollire un’ora in acqua salata. Et voila, i vostri cardi sono pronti per essere serviti come meglio preferiti. Gratinati al forno o saltati in padella, sono ottimi preparati in tanti modi.

Se volete conservare il cardo mettetelo  in un sacchetto di plastica bucato in più punti, in frigo. Questo vi consentirà di tenere i cardi per circa una settimana.

I TESORI DI MORTEGLIANO 2017

I TESORI DI MORTEGLIANO 2017

    • Località: Mortegliano;
    • Luogo: MORTEGLIANO (UD)
    • Tipologia: Visita guidata, promozione culturale; Interesse locale; Incontro, seminario, convegno;
    • Data: Domenica 1 Ottobre 2017
    • Orario: 16:30
    • Consigliato per: Tutti
VISITE GRATUITE AI TESORI DI MORTEGLIANO
Dopo il successo dello scorso anno, tornano anche quest’anno le visite guidate gratuite a “I Tesori di Mortegliano”, organizzate dall’Ufficio IAT, gestito dalla Pro Loco Comunità di Mortegliano Lavariano Chiasiellis, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e la Parrocchia. Le visite intendono far scoprire ai turisti le bellezze “nascoste” che Mortegliano può offrire. Il tour inizia con la seicentesca chiesa della Santissima Trinità, tipica chiesa barocca con alcuni affreschi di pregio. Continua poi con la Villa dei Conti di Varmo. Seicentesca anche questa, attualmente ospita la Biblioteca comunale. All’interno della villa è possibile ammirare alcuni affreschi originali, sempre del seicento, e alcune decorazioni al pian terreno, nonché le bellissime capriate del secondo piano. Nel parco si erge la Torre dell’Orologio, immersa nel giardino ottocentesco. La visita infine si conclude con quello che è il vero tesoro di Mortegliano: il Duomo. Imponente, nel suo stile neogotico, a pianta ottagonale, è sicuramente una costruzione affascinante. Il tour comprende la visita degli interni e soprattutto della cinquecentesca pala lignea di Giovanni Martini, splendido ed esclusivo esempio di arte lignea rinascimentale in Friuli.
Le guide durante questo percorso saranno i volontari del Servizio Civile Nazionale 2017/2018 e alcuni volontari della Pro Loco.
Le visite si svolgeranno ogni prima domenica del mese, da giugno ad ottobre ed inizieranno alle ore 16.30 e alle ore 18.00.
Verranno effettuate solo su prenotazione anticipata e con un minimo di 10 persone.
Per tutte le informazioni e la prenotazione rivolgersi all’Ufficio IAT di Mortegliano ai seguenti contatti:
– Tel. 0432 760079 da lunedì a sabato dalle 9.00 alle 13.00,
– E-mail: ufficioiat@prolocomortegliano.it,
– Facebook: Ufficio Turistico IAT – Mortegliano.

Nell’ambito della manifestazione:

I TESORI DI MORTEGLIANO 2017

Organizzato da:

Pro Loco Comunità di Mortegliano – Lavariano – Chiasiellis

COME ELIMINARE I CATTIVI ODORI DALLE STOVIGLIE

Quante volte vi è capitato di lavare accuratamente i vostri piatti sopratutto dopo aver mangiato pesce o uova e di sentire ancora uno sgradevole odore?

Esiste però un rimedio molto semplice per riportare il profumo sulle stoviglie senza il bisogno di additivi chimici e senza dover spendere in prodotti specifici.

Tutto quello che ci serve è semplicemente dell’aceto e un limone se usiamo la lavastoviglie.

Il segreto per avere piatti senza aromi poco piacevoli, è sciacquarli subito sotto un getto d’acqua fredda dopo aver tolto ogni residuo di cibo; successivamente, basterà unire un bicchiere d’aceto bianco al normale detersivo per i piatti e lasciare piatti e stoviglie a bagno per qualche minuto. Procedere poi al lavaggio mettendo sulla spugna una goccia di detersivo ed un po’ di aceto, sciacquare sotto l’acqua fredda per eliminare tutti i residui di schiuma e lasciare asciugare. L’aceto bianco neutralizzerà l’odore di pesce ed evaporerà scomparendo completamente, non lasciando nessuna traccia.

Per chi usa la lavastoviglie, dopo aver sciacquato tutto sotto l’acqua fredda, nebulizzare l’aceto su tutte le stoviglie con uno spruzzino, aggiungendo nella vaschetta del detersivo anche un cucchiaio di bicarbonato e nel cestello insieme alle stoviglie aggiungere un limone tagliato a metà. È consigliabile lavare i piatti e le pentole usate per cucinare il pesce separatamente dalle altre, in quanto rischierebbero di “contaminare” la altre con un odore sgradevole.

Ovviamente stesso discorso vale per eliminare l’odore prodotto dalle cotture a base di uova.

In questo modo come vedete usiamo prodotti che abbiamo normalmente in casa senza dover spendere nulla e sopratutto sono tutte cose naturali.

Un’altro rimedio è quello che prevede l’uso della varechina ma personalmente  non volendo usare se possibile prodotti chimici preferisco non approfondire…..spero mi capirete….

Spero di avervi fatto cosa gradita.  A presto

SEGNAPOSTO CONIGLIETTO

All’ultimo minuto ho deciso di realizzare un segnaposto per ogni commensale che ci sarà alla mia tavola Pasquale…ovviamente ci serve qualche cosa da realizzare in tempo zero…ok allora quello che ci serve sono solamente tovaglioli di carta colorati, qualche uovo ed una fetuccia.

Occorrente: come vi dicevo sopra dovete solo procurarvi dei tovaglioli colorati. uova e fettuccia.

Per prima cosa rassodate le uova( quante volete) e lasciatele raffreddare per bene.

Ora passiamo a piegare i tovaglioli: Aprite i due tovaglioli di carta a metà ( si lavora sempre con due colori alla volta) e ripiegatene gli angoli verso il centro, come per formare una freccia con due punte.

Riponete i due tovaglioli uno sopra l’altro con le parti piegate che si toccano.

Piegate i lati lunghi verso il centro e poi piegate il tutto a metà.

 

Otterrete così una striscia lunga e stretta.Collocate al centro della striscia l’uovo e ripiegate il tovagliolo a metà avvolgendolo.

Chiudete con la fettuccia colorata formando un fiocco ed allargate le punte come a formare delle orecchie.Ecco il vostro coniglietto segnaposto è pronto!!

L’ortaggio del mese…IL CARCIOFO

Come si dice…anno nuovo buone nuove….con l’inizio dell’anno nuovo voglio inserire nel mio sito una nuova rubrica con articoli a cadenza mensile dove impareremo insieme tutte le caratteristiche della frutte e della verdura…i prodotti che il nostro orto ci dona giorno dopo giorno.

Esamineremo i prodotti tipici di quel periodo e vedremo come utilizzarli  al meglio in cucina…come riconoscere i prodotti freschi ,ecc….

Questo è il mese del CARCIOFO…Con l’avvicinarsi delle festività Pasquali ,dove il suo utilizzo è molto diffuso,lo trovo il più adatto per il mese di Marzo.

STORIA E CURIOSITÀ

Il carciofo vanta una storia molto antica: già conosciuto e ricercato come pianta selvatica dagli antichi Greci e Romani, iniziò ad essere coltivato in Sicilia nei primi secoli d.C. e lentamente risalì la nostra penisola nel tardo Medioevo. È così che il carciofo si è diffuso anche in climi più miti, diventando tra i simboli della cucina tradizionale in diverse regioni (es. carciofo alla romana) e rendendone tra l’altro l’Italia uno dei maggiori produttori al mondo.

Una curiosità: il carciofo è molto apprezzato anche lontano dai fornelli, il suo succo è infatti usato nella cosmesi naturale per tonificare e rivitalizzare la pelle.

ASPETTI NUTRIZIONALI

Ricco in ferro e povero in calorie, il carciofo rientra spesso tra i consigli nutrizionali anche per il buon contenuto di altri sali minerali (calcio, fosforo, sodio, potassio) e di alcune vitamine (A, B1, B2, C, PP). 

Il principio attivo della cinarina, oltre a connotare il particolare sapore amaro, attribuisce al carciofo proprietà benefiche per la diuresi renale nonché per la regolarità intestinale

VARIETÀ

A differenza del carciofo selvatico (ricco di spine), la varietà addomesticata per l’orto è in genere più gentile alle mani del contadino, pur con alcune eccezioni (lo spinoso sardo). Fra le varietà più conosciute in Italia ci sono:
– il Catanese o Violetto di Sicilia, varietà più diffusa in particolare al Sud Italia,
– il Romano (“mammola”) e il simile Paestum (IGP), denominati secondo le aree cui fanno riferimento le colture,
– il Violetto di Toscana,
– lo spinoso sardo, con una varietà ligure molto simile conosciuta come carciofo spinoso d’Albenga.

IN CUCINA

La parte commestibile del carciofo è in realtà il fiore della pianta, con il cuore (il “cimarolo”) che rappresenta la parte più tenera e quindi ricercata (e costosa).

Diverse sono le ricette a cui il carciofo si presta bene, cotto in forno o anche fritto . A seconda della scelta, si può rimuovere il gambo per intero o in parte mentre, per una cottura più tenera, si può  scartare le foglie esterne e addirittura spuntare quelle interne salvandone solo la parte bianca. Infine, bisogna  scavare leggermente il centro così da rimuovere il fieno che è la parte contenuta nel core appunto della pianta e che ,se mangiata , è fastidiosa.

Durante la pulitura, può esserte molto utile immergere il carciofo in acqua acidulata, ovvero unita ad esempio a succo di limone, così da evitare l’annerimento delle foglie. Ricordare  che comunque, una volta cotto, il carciofo non riesce a conservarsi a lungo.

Come recuperare le foglie scartate? Se siete  in grado di resistere al sapore amaro di questa parte meno nobile, si può prepararne un infuso in acqua calda. È così infatti che si recuperano le proprietà nutrienti (ritenute utili anche per ridurre il colesterolo nel sangue) che altrimenti andrebbero perdute. In ogni caso, se la preparazione del carciofo prevede di cuocerli, si può  conservare l’acqua di cottura e riutilizzarla ad esempio per arricchire – in sapore e sali minerali – una minestra o una zuppa.

IN ORTO

Non è un caso che la tradizione attribuisca alla Sicilia i natali dei primi carciofi addomesticati. Dopotutto è proprio sullo coste mediterranee che il carciofo cresce spontaneamente in un clima ideale con estati molto calde e umide (in cui il capolino fiorisce) e inverni decisamente miti.

In generale, il carciofo riesce a resistere fino a temperature prossime al limite dello 0°, al di sotto del quale è messo a rischio il completamento del ciclo vitale. All’opposto, con temperature molto elevate, il carciofo entra nella fase di riposo vegetativo (ecco dunque perché è difficile trovarne al mercato in tarda primavera o in estate).

In genere si prevede una raccolta primaverile, ovvero solo dopo la fine del freddo invernale. Tuttavia la buona capacità di adattarsi a coltivazioni in stagioni diverse permette di aggiungere alle varietà primaverili (che producono i capolini solo alla fine dell’inverno), anche una varietà autunnale che riesce a sostenere una produzione già negli ultimi mesi dell’anno. In ogni caso, grazie alle differenze climatiche tra le regioni del Sud e del Nord, potrai trovare i carciofi sui banchi dei mercati per l’intero periodo tra ottobre e aprile. 

Rispetto al terreno, buona idratazione e suolo profondo e fresco rendono la coltivazione ottimale.

 Come distinguere un buon carciofo fresco di stagione per acquistarlo e cucinarlo?

 

Un buon carciofo deve avere le seguenti caratteristiche:

  • punta chiusa;
  • foglie esterne di colore verde scuro;
  • foglie interne chiare e tenere;
  • poca barba interna;
  • gambo tenero e non ammaccato.

Se si vuole consumare i carciofi crudi scegliere preferibilmente carciofi giovani, che si può riconoscere dalla dimensione ridotta in rapporto alla varietà, dalla rigidità delle foglie che, piegate, resistono fino alla rottura, dall’aspetto compatto con foglie ben serrate, dal colore chiaro delle zone verdi anche nelle varietà violette e dal gambo non rugoso.

C’è poi un segreto per riconoscerne la freschezza: afferrandolo tra l’indice e il pollice e premendo, il carciofo deve opporre resistenza e non appiattirsi.

Per quanto riguarda gli esemplari più piccoli, prodotti dalla pianta alla fine del periodo di raccolta, sono adatti per la conservazione sott’ olio, prendendo a questo punto il nome di carciofini.

Il riparo di Biarzo ed il mulino

A Biarzo esiste un mulino dismesso incorniciato in uno scenario mozzafiato…..la tranquillità che si respira in questo luogo è qualche cosa di unico.Nei pressi del mulino poi esiste anche l’antico riparo di Biarzo di cui vi voglio edurre con un articolo interessantisimo  che vi spiega di cosa si tratta:

È una cavità che si apre nei conglomerati fluviali affioranti lungo la sponda sinistra del torrente Natisone e venne scoperta come località di frequentazione preistorica negli anni Ottanta dello scorso secolo, grazie all’attività del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

Il Museo Friulano di Storia Naturale e l’Università degli Studi di Ferrara condussero scavi stratigrafici tra il 1982 e il 1985, aprendo un sondaggio che si spinse sino alla profondità di 1,5 metri e che permise di indagare un interessante deposito con 6 livelli di frequentazione, compresi tra Paleolitico superiore e prime età dei metalli.

Arpone in materia dura animale

I vari livelli hanno restituito industrie in pietra scheggiata – sia in selce sia in cristallo di rocca – e in materia dura animale; dai soli strati più recenti provengono alcuni frammenti ceramici, che sono stati riferiti al Neolitico e all’età del rame. Sono state, inoltre, raccolte lungo quasi tutta la stratigrafia sostanze coloranti (minerali di ocra) e conchiglie forate.

RIparo di Biarzo

L’ambiente e le attività svolte al Riparo di Biarzo sono documentate anche dai resti faunistici, tra cui mammiferi superiori, micromammiferi, pesci e molluschi, e dai carboni. Il solo livello Epigravettiano è stato datato al radiocarbonio e ha restituito la seguente data: 11.150 ± 150 BP (R-1850).

Il museo ha recentemente promosso, in collaborazione con il Dipartimento di Biologia ed Evoluzione – Sezione di Paleobiologia, Preistoria e Antropologia dell’Università degli Studi di Ferrara, il riesame di alcune categorie di reperti, anche alla luce delle nuove opportunità che la scienza offre alla comprensione dei contesti preistorici.

Nell’ambito di questo progetto è stata condotta a termine l’analisi funzionale dei manufatti in pietra scheggiata epigravettiani a cura di Sara Ziggiotti ed è in corso il riesame del campione faunistico.Dopo questa piccola lezione vi lascio alle immagini di questo luogo

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Nei pressi del mulino e del riparo c’è anche il fiume Natisone dove noi ci siamo divertiti a fotografare gli shizzi dei sassi lanciati nell’acqua e due paperette che ci hanno fatto compagnia…..

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Alla prossima scampagnata….

Scampagnata alle cascate di Kot

Da quando siamo stati l’ultima volta alle cascate ,sono passati già 2 mesi….il tempo corre e non sono riuscita a postare tutte le foto in tempo utile.Lo voglio comunque fare ora perchè vale davvero la pena vedere queste meravigliose immagini.La cosa più bella di questa giornata è stato il mix di paesaggi incontrato lungo il percorso ,ma la cosa più stupefacente di tutte è stata il vedere il primo ciclamino(pensate che era ancora Agosto )fare capolino teneramente solo soletto in mezzo al bosco ed i primi pungitopo con le bacche rosse…il tutto accompagnato da qualche funghetto …..una splendida passeggiata.

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Il caro sapone di Marsiglia

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Un tempo ,più o meno quando le nostre nonne erano mamme,tutti i detersivi che abbiamo adesso non c’erano ma il bucato era splendente e luminoso comunque.I pavimenti puliti  e profumati e la pelle della nonna emanava quel profumo caratteristico che è inconfondibile….sapone di Marsiglia.

Ma qual’è e come riconoscere oggi il vero sapone di Marsiglia….
Non tutti i saponi a cui viene dato questo nome sono effettivamente sapone di Marsigli: il vero sapone di Marsiglia ha una precisa ricetta: è composto da olio di oliva, soda caustica e acqua. Non contiene conservanti né coloranti né altri additivi ed è tutto vegetale, motivi per cui è molto delicato sulla pelle. I navigatori e i commercianti marsigliesi in epoca medievale hanno appreso la ricetta nella città di Aleppo (Siria) dove questo sapone era in uso da secoli e apprezzatissimo per le sue qualità. La prima fabbrica di sapone marsigliese è nata nel XVI secolo e a tutt’oggi la città resta sinonimo di sapone. Con il passare degli anni e poi dei secoli altri grassi sono stati introdotti nella composizione del sapone e il più usato è l’olio di palma ma il migliore sapone di Marsiglia resta quello fatto con il classico olio di oliva.
Vediamo allora i suoi utilizzi:
1) efficace contro le  MACCHIE SUGLI ALON I DI SUDORE sotto le ascelle sulle camicie e macchie di unto che possono essere  pretrattate con una strofinata di sapone prima del lavaggio…il suo grande potere sgrassante lo rende perfetto persino sui piatti da cucina e sui pavimenti dove non lascia nemmeno aloni.
2)Contro gli INSETTI  Il sapone di Marsiglia  ridotto a scagliette e immerso nell’acqua tiepida si scioglie e può essere nebulizzato sulle piante vittime di afidi. La quantità giusta è di 8 grammi per litro e usarne di più può far male alla pianta. Se nebulizzato sul pavimento, disorienta le formiche fornendo un valido aiuto per non farle entrare in casa.
3)SCARPE DA GINNASTICA:se sono sporche,molto usate e maleodoranti lasciale a bagno in acqua e sapone di Marsiglia per una notte e il giorno dopo risciacqua: risplenderanno e profumeranno di nuovo.
4)PENNELLIi:se non riuscite più a pulire bene un pennello non gettarlo ma provate a fare così:lasciatelo per qualche ora immerso in acqua tiepida con sapone di Marsiglia e le sue setole torneranno quasi nuove…stessa cosa vale per i pennelli da trucco.
Con sapone di Marsiglia potete realizzare da sole anche uno SHAMPOO proprio come facevano le nostre nonne che di shampoo non ne avevano ma i loro capelli erano sani e forti:Una parte di sapone di Marsiglia può essere lasciata sciogliere in tre parti di acqua bollente, dopo averlo grattugiato accuratamente. Otterrete in questo modo uno shampoo liquido da utilizzare normalmente e al quale far seguire in risciacquo con acqua e aceto per riequilibrare il pH dei capelli.
Possiamo poi fare un DETERSIVO PER IL BUCATO da sole sia in versione polvere che liquida:per la versione solida basta ridurre in scagli un normale sapone con l’aiuto di una grattugia: 3 o 4 cucchiai di sapone versati direttamente nella vaschetta sono sufficienti per un lavaggio.Se poi preferite il detersivo liquido allora lo potete preparare con lo stesso procedimento usato per lo shampoo aggiungendo un cucchiaio di bicarbonato al lavaggio dei capi bianchi ed eventualmente qualche goccia di olio essenziale di lavanda per un profumo più gradevole.
Facciamo da sole anche il SAPONE PER LE MANI :facciamo  disciogliere 100 grammi di sapone ridotto in scaglie in 500 ml d’acqua bollente, in cui versare anche un cucchiaio di olio d’oliva e un cucchiaio di glicerina vegetale (quest’ultimo ingrediente è facoltativo).Se volete avere un sapone con proprietà antibatteriche aggiungete alla preparazione alcune gocce di olio essenziale di limone o tea tree.
Con lo stesso procedimento del sapone per le mani possiamo ottenere anche un detersivo per lavare i piatti aggiungendo però alcune gocce di olio essenziale di limone o un cucchiaio di succo di limone….mettere il detersivo direttamente sulla spugna e procedere al lavaggio.Il sapone che avete preparato per lavarvi le mani può essere inoltre adoperato anche come  BAGNOSCHIUMA  basterà profumarlo con un olio essenziale adatto al contatto con la pelle come potrebbe essere l’oli di lavanda.
Possiamo fare da sole anche uno SPRAY MULTIUSO PER LA CASA  sciogliendo  in mezzo litro di acqua bollente due cucchiai di sapone di marsiglia liquido o in scaglie ed aggiungeremo 10 gocce di olio essenziale di limone o di eucalipto o di tea treee per aumentarne il potere disinfettante.Versate il detersivo, una volta che si sarà raffreddato, in un contenitore spray ed utilizzatelo per la pulizia delle piastrelle e delle superfici lavabili di tutta la casa, compresi bagno e cucina.
I nostri MONILI D’ORO E D’ARGENTO ritorneranno come nuovi…: immergeteli in un litro di acqua molto calda nella quale avrete sciolto un cucchiaio di sapone di Marsiglia. Dopo il risciacquo brilleranno .
Un ATITARME naturale:Un mattoncino di sapone di Marsiglia, oppure un sacchettino di scaglie, profumerà piacevolmente armadi e cassetti della biancheria oltre a fungere da antitarme .
Per ora credo che sia abbastanza…ci sono molte altre cose che si possono fare con il sapone di Marsiglia …la prossima  volta parleremo magari dei suoi usi in campo di bellezza per mani e viso…e poi magari vi illustrerò ancora altre curiosità riguardanti questa meraviglia naturale…….